Un uomo pende dal ramo di un albero vivo, sospeso per un piede, con l'altra gamba piegata dietro il ginocchio. Le braccia riposano tranquille, gli occhi sono aperti e un tenue cerchio di luce aleggia intorno al suo capo. L'albero non è spoglio: la corteccia ha la ruvidezza umida delle rive dei fiumi, il tronco è punteggiato di muschio, i rami sono vivi di linfa e di una pazienza silenziosa. Il mondo gira, eppure lui resta a testa in giù, senza resistere né dibattersi, e invita a un nuovo modo di vedere.
Per comprendere la quiete che porta una nuova percezione, si immagini un luogo dove il mare incontra la terra in un mattino tranquillo, dove il vento scivola tra le foglie dure e cerose delle erbe selvatiche aggrappate agli scogli lavati dal sale. Nei porti antichi i marinai raccoglievano rametti di queste erbe, convinti che tenessero lontane le tempeste. Sulle isole lontane del Mediterraneo, gli abitanti dei villaggi coltivano campi di ortaggi robusti capaci di sopportare l'aria salmastra, dai gambi duri e fibrosi e dal profumo forte e pulito. Nelle cucine dove la luce del mattino filtra da ampie persiane spalancate, mazzi di queste piante pendono dalle travi e seccano per le zuppe e gli stufati d'inverno, con una resistenza e un sapore che vengono dalla terra inumidita dal mare.
Lungo le coste occidentali si racconta una storia: i viaggiatori, quando si perdevano in una nebbia improvvisa, cercavano il bagliore di un certo tipo di tempo, un'aria velata e tremante che parlava del respiro dell'oceano. I pescatori, fermandosi nelle loro barche, guardavano i gabbiani posarsi su letti galleggianti di alghe, i nastri lucidi della pianta che salivano e scendevano con la marea. Quando le tempeste li costringevano a riva, camminavano sotto le braccia protese di cipressi e tamerici, con gli stivali che affondavano nei tappeti spugnosi che segnavano il punto in cui il mare incontrava la foresta. Ogni passo era una lezione di resa, di accettazione di ciò che la marea portava.
Nei mercati del Nord, dove l'aria è frizzante e l'orizzonte sa sempre un po' di sale, i pescivendoli avvolgono il pescato in reti intrecciate tinte con il succo delle piante della riva. Le padrone di casa sciacquano i pavimenti con acqua in cui hanno lasciato in infusione quelle stesse foglie, convinte che porti calma, e un ricordo della costa, dentro casa. Gli artigiani annodano corde con le canne robuste che crescono dove i fiumi si perdono nella palude, le mani macchiate dalle lunghe ore passate a torcere e intrecciare. I bambini raccolgono gli steli per tessere semplici stuoie e le mettono accanto alle porte come segno di benvenuto e di protezione.
Per fare propria la lezione dell'Appeso, quella di cedere alla trasformazione, si fermi accanto allo specchio d'acqua più vicino e ascolti il fruscio del vento tra le piante della riva. Colga un rametto di erba selvatica e lo metta sul davanzale, un quieto promemoria per lasciare che il mondo giri senza affannarsi. Se in cucina ha alghe secche o qualche loro parente, ne sbricioli un poco nella zuppa, assaporando il dono del mare. Spazzi i pavimenti con una scopa di canne palustri, facendo spazio perché nuovi pensieri mettano radici.
Il colore portafortuna di oggi è verde mare.
Lucky Color: SeaGreen — #2E8B57Si fermi e lasci che il Suo sguardo cambi, come la marea ridisegna la riva.