Un piedistallo sta al centro della stanza, fatto di ruvida pietra di montagna, abbastanza largo da reggere una ciotola per le offerte. La luce del fuoco tremola da una torcia fissata in alto, gettando ombre mobili sulla parete. Le catene giacciono arrotolate alla base, un tempo strette ma ora allentate, come in attesa che qualcuno decida se fare un passo avanti o ritirarsi. In alto la fiamma della torcia arde con una fame costante, invita l'attenzione, promette luce e pericolo insieme; il piedistallo sfida chiunque a porre il proprio desiderio al centro, a esaminarlo, a vederlo con chiarezza.
Nelle storie antiche la torcia è un segno di comando che può insieme bruciare e illuminare il cammino. Prometeo, punito per aver donato la fiamma, fu legato alla roccia, incatenato per aver oltrepassato i limiti imposti dagli dèi. Eppure la fiamma che portò cambiò il mondo, trasformando le caverne in case e dando vita alla fucina dell'artigiano. Il piedistallo sotto la torcia diventa il banco dell'artigiano, un luogo di trasformazione. Il desiderio, come il fuoco, può essere usato per creare o per distruggere; è la mano che modella l'argilla, la visione che guida la navetta del tessitore attraverso il telaio.
C'è un impero d'Oriente il cui potere si misurava non solo in spade e navi, ma nella rara tintura ricavata dalla conchiglia del murice. Quella tintura, riservata a imperatori, sacerdoti e ai più alti funzionari, viaggiava lungo le antiche rotte marittime, trasportata in anfore sigillate, protetta da decreti e dalla paura. Le vesti tinte con essa erano pegni di potere e di eccesso, drappeggiate sulle spalle di chi stava al di sopra della legge comune. Il commercio era segreto, la fonte protetta con ferocia, il lavoro immenso: mille conchiglie per un solo indumento. Ma nei monasteri silenziosi i monaci piantavano a volte violette nei loro orti, lasciandole crescere alla base dei muri, con i loro fiori delicati come un'eco quieta della grandezza delle sale regali.
Anche il nome viaggia, nella storia di una città portuale inglese famosa per i suoi tessuti, un mestiere che trasformava la lana delle pecore in una stoffa pregiata portata attraverso la pioggia e il vento fino a mercati lontani. La corporazione dei tintori della lana preparava i suoi tini, scaldandoli sopra torce molto simili a quella sulla parete della stanza, con il vapore che saliva mentre gli artigiani aspettavano il momento in cui la stoffa era cambiata e non poteva assorbire di più. Quelle botteghe puzzavano di vello bagnato e di aceto, ma il risultato, una stoffa robusta e cangiante, finiva nei mantelli dei mercanti, nei veli d'altare delle chiese e negli orli delle toghe dei giuristi. La stessa risorsa che innalzava i re riparava anche i pastori dal vento crudo della brughiera.
Anche il desiderio è uno strumento: una corda che lega o una catena che si può allentare e gettare via. Si può indossare come una veste d'autorità, o come un amuleto da toccare nei momenti di dubbio. Quando le catene sono allentate, la scelta resta a chi sta sul piedistallo.
Oggi si può accendere una candela dove si lavora e guardare la fiamma, considerando ciò che più si desidera e quanto costa. Si possono mettere in infusione violette secche nell'acqua calda e sorseggiare la tisana delicata, ricordando il suo viaggio dalla natura selvaggia alla tazza. Ci si può avvolgere in un pesante mantello di lana, sentendo il peso e il calore della tradizione. Oppure si può scrivere qualcosa che si desidera e posarlo sotto una pietra, lasciando riposare il desiderio in silenzio per un po'.
Il colore portafortuna di oggi è porpora.
Lucky Color: Purple — #800080Il desiderio si mostra, insieme sfida e strumento.
Lasci ardere la torcia, e guardi le catene allentarsi.