Su un tavolo nel giardino di primavera gli strumenti sono pronti: una verga di legno, un calice lucente, una lama e una moneta, ognuno a portata di mano. L'aria è frizzante di nuovi inizi, e la rugiada lambisce i bordi dei primi fiori. Sopra il tavolo l'aria è luminosa e limpida; sotto, l'erba è umida della promessa della crescita. Il Bagatto sta tra questi due mondi, unendo ciò che è in alto e ciò che è sotto i piedi, come se annodasse una pezza di seta nuova tra il cielo e la terra.
Nelle storie più antiche chi tiene la verga comincia con un pezzo di lino appena tolto dal telaio, senza segni e senza ornamenti, segno di una mente preparata a qualunque compito. Questa stoffa viene posata sull'altare prima della parola o dell'azione, per mettere da parte il lavoro che verrà. Nelle cucine la farina setacciata nelle ciotole diventa il cuore del pane quotidiano, la polvere che cattura la luce del mattino e parla di trasformazione. La neve sulla spalla della montagna, intatta e liscia, è l'altopiano da cui comincia ogni scalata. La prima pagina di un registro, un atto di nascita o una lettera, aspetta le parole come il Bagatto aspetta l'intenzione.
La coppa sul tavolo richiama le vecchie storie dei calici di pietra, passati di mano in mano quando un villaggio si riuniva nel freddo. Ogni sorso del latte della brocca, appena tolto dalla zangola, portava nel corpo il calore della mandria e legava le persone alla terra e le une alle altre. Secoli fa l'apprendista di un fabbro portava un grembiule di lana non tinta, segno che il suo apprendistato era onesto e le sue mani non ancora plasmate dall'abitudine, pronte ad accogliere la memoria dell'acciaio. Il Bagatto guarda la lama: non è ancora macchiata dal raccolto o dalla guerra, ma serve a tagliare una pagnotta, a rifilare una canna o a recidere un filo per legare insieme il mondo.
Fuori, prima dell'alba, la nebbia si posa sui campi, un mantello che nasconde e rivela. Attutisce i suoni e segna le ore in cui i confini tra ciò che si sogna e ciò che si fa sembrano più sottili. In città i fornai si alzano per impastare, con i grembiuli infarinati dai sacchi e i tavoli pronti per il lavoro del giorno. Nei villaggi il pastore segue le greggi sulla brina che scricchiola sotto i piedi, e ogni passo segna l'inizio di un nuovo giro del ciclo.
Al centro della carta al dritto c'è la volontà, e la volontà si trova dovunque cominci qualcosa di nuovo. Il mercante che apre un pacco di carta fresca, il sarto che liscia le pezze di stoffa prima del primo taglio, il bambino che cattura sulla manopola la prima neve: sono questi gli inizi che fanno eco al momento del Bagatto al tavolo, quando tutti e quattro gli strumenti sono presenti e il lavoro non è ancora fissato. Il ponte tra ciò che si desidera e ciò che si fa si costruisce qui, in ciò che è senza segni e appena raccolto.
Oggi potrebbe sgombrare il Suo tavolo di lavoro prima di cominciare, come se stendesse una tovaglia pulita. Potrebbe scrivere una sola riga in cima a una pagina nuova, oppure fare una passeggiata prima dell'alba per sentire la quiete del giorno prima che si dispieghi. Si versi un bicchiere di latte, o pieghi un tovagliolo con mani attente, e lasci che i piccoli gesti dichiarino che Lei è presente e che il momento di cominciare è arrivato. Ogni gesto è un prolungamento della volontà che raccoglie gli strumenti e apre la strada.
Il colore portafortuna di oggi è bianco.
Lucky Color: White — #FFFFFFCominci come se il mondo non fosse ancora scritto.