Colors for the Fool

Il colore portafortuna di oggi, estratto dai tarocchi

Peschi una carta / La Morte

La Morte, rosso scuro. Il colore appare nello specchio al centro.

Rosso scuro

Al rovescio · #8B0000

La vecchia corona riposa nel palmo, fredda, fiorita di polvere, con le punte smussate dai troppi giorni passati a rigirarla, a cercare sul bordo la ragione per cui un tempo calzava così bene. Sul tavolo accanto c'è una lettera, con l'inchiostro quasi sbiadito ma il sigillo di ceralacca ancora spesso e pesante: un ricordo di un tempo in cui ogni fine veniva accolta con una promessa, e ogni promessa con un giorno nuovo. Fuori dalla finestra l'orizzonte accenna appena al mattino, stretto tra le nuvole. Il cavaliere aspetta sulla soglia, con il cavallo pallido che zampetta sul terreno, mentre chi abita la casa indugia con l'emblema del passato stretto al cuore.

Un tempo, nell'entroterra, i viaggiatori riconoscevano il vino cupo della terra delle vigne dopo la pioggia: il colore di una terra che aveva accolto secoli di foglie cadute e di vecchie radici, e si rifiutava di essere ripulita. Era in questa terra che i portainnesti tenevano duro, attorcigliandosi sempre più in profondità anno dopo anno, finché le viti in superficie davano frutti più pesanti e complessi del raccolto precedente. In luoghi come questi nulla finiva del tutto; le vinacce diventavano la pacciamatura dell'anno dopo, e l'ultima annata cantava nelle botti accanto alla nuova.

Le storie raccontano della stoffa del mercante bizantino, tessuta fitta per resistere a molte stagioni, macchiata tanto tempo fa dal succo delle melagrane spaccate sull'altare. Il tessuto passava di mano in mano, mai buttato via, rattoppato ancora e ancora, con un peso che cresceva a ogni riparazione. Nei magazzini in penombra di Venezia, i mercanti conservavano registri rilegati in pelle color sangue di bue, alcuni vecchi di secoli, pieni di debiti e crediti mai del tutto cancellati. Anche con il passare degli anni i registri non venivano mai bruciati, soltanto chiusi e riposti: un rifiuto di essere dimenticati, un'insistenza sul fatto che un giorno il conto sarebbe stato saldato.

Al Nord l'autunno arriva con un cielo che si fa livido sotto le nuvole temporalesche, e l'aria è pesante di odore di ferro mentre le foglie cadono ma si rifiutano di volare lontano, tappezzando i sentieri e mantenendo morbido il terreno sotto i piedi. Gli anziani le spazzano negli angoli, non per sgombrare lo spazio, ma per trattenere il ricordo del sole d'estate. Nelle cucine, il fuoco lento sotto la pentola tira fuori il brodo profondo e ricco dalle ossa conservate per settimane, la promessa di un nutrimento ricavato da ciò che resta anziché da ciò che è nuovo. Chi cucina mescola con un cucchiaio di legno macchiato da anni d'uso, il manico lucidato da innumerevoli mani, la curva consumata e liscia ma mai sostituita.

Il mito della fenice non è fatto soltanto di fiamma e di volo, ma di braci che covano e di cenere che indugia: l'uccello rifiuta l'ultima scintilla e resta brace finché osa. Nella caverna la corona viene conservata non per il suo splendore ma per la sua storia; indossata non come segno di potere, ma per ricordare chi la portò prima. C'è forza nel rifiuto di lasciare andare, ma il prezzo è che la finestra resta chiusa, le imposte sbattono quando il vento si alza, e il mattino è sempre appena oltre il limite dello sguardo.

Oggi potrebbe spolverare i vecchi libri il cui dorso non viene aperto da anni, o far sobbollire uno stufato con ciò che resta in dispensa, dando tempo al sapore di tornare dalle ossa. Potrebbe rammendare un capo consumato, non per risparmio ma per tenere ancora un po' la sua storia tra le mani, oppure camminare dove le foglie sono fitte sotto i piedi, sentendo la morbidezza custodita nella caduta di ieri.

Il colore portafortuna di oggi è rosso scuro.
Lucky Color: DarkRed — #8B0000Lasci che ciò che indugia Le mostri ciò che ha ancora valore.
Non occorre affrettare l'alba.

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