La carta del Diavolo, capovolta, si apre con ceppi allentati. I danzatori non fuggono; si siedono, invece, lasciando che le illusioni della costrizione sfumino nel rito. La catena, un tempo simbolo di sottomissione, diventa semplice ornamento, drappeggiata sulla pelle nuda come se fosse una ghirlanda. C'è un silenzio in tutto questo. Le ombre non si rizzano; si raccolgono e riposano. Nel silenzio si nota la tovaglia sull'altare, quella conservata per i giorni sacri, liscia e senza macchia, tirata fuori per spezzare il pane, o per la quiete finale dopo la festa.
Una tovaglia simile potrebbe essere stata tessuta in un monastero lontano, dove le campane rintoccano sopra colline innevate e i monaci si muovono tra nicchie illuminate dalle candele, con il respiro che lascia tenui nuvolette nel freddo del mattino. Questi uomini lavorano in silenzio, con le giornate scandite dalla preghiera e da compiti semplici. La tovaglia d'altare non è soltanto stoffa, ma emblema di uno spazio sgombrato, del deporre i pesi. Quando le tempeste premono contro le finestre della cappella, i monaci si radunano sotto le volte di pietra, rileggendo parole antiche mentre fuori i fiocchi si ammucchiano e attutiscono ogni passo.
Nel mondo di fuori, un tempo simile porta un suo silenzio. Le strade scompaiono sotto una coltre che si sposta con il vento, e i lavori rallentano. I bambini premono il viso contro le finestre ghiacciate, guardando i fiocchi disegnare l'aria. Nella pausa si sente il suono di un bollitore che fischia, il raschiare di una ciotola preparata per il porridge, il piegare gentile dei tovaglioli per la colazione. Non c'è fretta in giorni come questi; il mondo insiste nell'attesa.
Non è soltanto il regno dei monasteri o della neve. Nelle cucine di ogni luogo, i cuochi indossano ampi grembiuli tramandati da madri e padri, morbidi e robusti, lavati così tante volte da trattenere l'odore della farina, del sale e del pane di ieri. Il grembiule segnala una sorta di prontezza: la disponibilità a curare, a pulire, a ricominciare. Alla fine della giornata il grembiule viene scosso sulla porta sul retro, briciole per i passeri, poi appeso al suo gancio, gentile ammissione di un lavoro compiuto.
In un altro giardino, uno steccato è orlato di gigli, con i petali spalancati, e ogni fiore è un atto di fiducia nel mattino. I giardinieri tagliano uno stelo e lo mettono in un vaso semplice, con la tavola apparecchiata per il caffè. Il fiore sta in silenzio, né superbo né nascosto. La sua presenza ricorda quietamente a chiunque passi che, a volte, le cose più semplici bastano.
Quando le catene sono allentate, quando la vecchia ombra non viene né negata né trattenuta, si può scegliere di lisciare la tovaglia dell'altare, lasciando che i compiti del giorno ricomincino. Oppure di aprire la finestra al silenzio della nevicata, fermandosi un momento sulla soglia mentre il mondo si rifà, morbido e pulito. Si può allacciare un grembiule e impastare, lasciando che il lavoro delle mani raccolga i pensieri. Oppure portare in casa un solo giglio, fermandosi a notare il modo in cui si posa nella stanza.
Il colore portafortuna di oggi è bianco.
Lucky Color: White — #FFFFFFÈ la quiete che viene dopo la tempesta.
Qui c'è spazio per gli inizi.