La donna è inginocchiata sul bordo di una pozza tranquilla, con le ginocchia premute contro la terra. In ciascuna mano tiene una brocca e le inclina con cura per lasciar scorrere l'acqua. Una parte si versa nella pozza, mantenendola piena e viva, mentre il resto scende sul terreno riarso, filtrando nelle crepe e tra radici scomparse. Sopra di lei il cielo è aperto, limpido. Una grande stella arde di una luce costante, circondata da sette compagne più piccole, come se vegliasse sul suo lavoro paziente. L'aria è mite, toccata da una frescura che fa pensare a una pioggia lontana, e la promessa del cielo fa eco alla promessa del suo gesto: qualcosa che era perduto sta tornando.
Nel campo incolto al di là della pozza, fiori selvatici sottili crescono tra i solchi lasciati dall'aratro della stagione passata. Queste piante, che devono il nome alla loro corolla a forma di stella, hanno il colore del mattino dopo una tempesta. Per secoli gli abitanti dei villaggi ne hanno portato i semi nelle tasche del grembiule, spargendoli lungo i bordi degli orti e dei filari d'orzo. Quando comparivano le prime fioriture, le donne anziane le coglievano all'alba e ne intrecciavano i petali in ghirlande, sperando di portare calma nelle loro case. I petali venivano infilati nelle lettere spedite oltre il mare, segno che il cuore di chi scriveva era saldo e che la speranza resisteva anche quando passavano anni prima di una risposta.
I contadini, che leggevano i segni del tempo nel modo in cui i fiori annuivano alla brezza, erano certi che dove questa pianta prosperava la terra si sarebbe ripresa dal morso dell'inverno. I pastori che attraversavano i valichi di montagna trovavano a volte una macchia di questi fiori che ondeggiava accanto a un filo d'acqua di neve sciolta, e lo prendevano come un segnale: la primavera aveva ammorbidito la terra, il gregge poteva pascolare. I monaci, pazienti coltivatori di giardini cintati da mura, sbriciolavano i capolini secchi in sacchetti di lino e li cucivano negli orli delle vesti dei pellegrini, convinti che la presenza del fiore avrebbe alleviato la paura del viaggiatore e rinfrescato gli animi accesi.
Nelle vivaci città di mercato, i venditori offrivano piccoli mazzi legati con lo spago, sapendo che chi abitava in città desiderava un ricordo dei campi aperti. Le modiste, in cerca di ispirazione, applicavano i fiori sui cappelli a tesa larga, e le sarte cucivano minuscoli petali sui nastri. Nelle notti di festa, una ragazza poteva infilarne uno dietro l'orecchio, mentre le nonne ne lasciavano cadere una manciata in una ciotola d'acqua piovana per profumare la casa. Nelle cucine, un solo petalo lasciato in infusione nel miele dava al pane una dolcezza sottile, oppure veniva pressato tra le pagine di un ricettario di famiglia, a segnare la speranza di un altro anno di raccolto.
Nelle steppe e nelle brughiere, l'arrivo del bel tempo era segnato dalla comparsa improvvisa di questi fiori sotto un cielo senza fine. L'aria si schiariva, il sole indugiava prima di tramontare, e i figli dei pastori raccoglievano i fiori e li infilavano in catenelle. I vecchi, ricordando la loro giovinezza, lasciavano galleggiare i fiori nell'acqua da bere, dicendo che portavano lucidità alla mente. La guaritrice del villaggio, chiamata a calmare uno spirito turbato, poteva posare i fiori accanto a un bambino addormentato, fidandosi della loro promessa gentile.
Oggi può avvicinare a sé la speranza mettendo un fiore di campo sulla scrivania o sul comodino, oppure lasciando in infusione un solo petalo in acqua tiepida da sorseggiare al tramonto. Prema un fiore tra le pagine del Suo taccuino, o lo lasci galleggiare in una ciotola vicino alla finestra, come segno silenzioso di rinnovamento e di cura.
Il colore portafortuna di oggi è blu fiordaliso.
Lucky Color: CornflowerBlue — #6495EDSi fidi del ritorno dell'acqua alla terra e della presenza gentile dei fiori che resistono.
La stella in alto trova un'eco ovunque la speranza si rinnovi.