Un bambino cavalca a pelo attraverso un campo, con le braccia spalancate e i capelli scompigliati dal vento e scintillanti. Sullo sfondo, grandi girasoli si piegano e annuiscono, tracciando il percorso del giorno in alto. Il muro di pietra che un tempo sembrava chiudere l'orizzonte è solo il bordo di un giardino, e il cielo al di là è splendente e aperto. La luce scopre i contorni che si erano confusi e mostra la forma delle cose: la curva della sella, le ombre gettate dai fiori, la polvere che si alza quando gli zoccoli toccano terra. Nel cuore del campo, un ciuffo di piante alte ondeggia: steli con in cima grappoli di minuscoli fiori a forma di stella, che si inarcano sopra l'erba. In italiano si chiamano verga d'oro, come le verghe portate dagli antichi araldi, segno di notizie e di promesse, e per il modo in cui catturano e trattengono la luce più forte prima dell'autunno.
Nelle favole e nella storia, questi steli dritti sono stati più che fiori di campo. Nel vecchio paese, i pastori intrecciavano gli steli più dritti per farne segnali di confine, indicazioni che portavano a casa. In cucina, i fiori secchi si lasciavano in infusione nell'acqua bollente e si servivano in tazza per schiarire la voce e addolcire l'aria. I viaggiatori, seguendo strade tortuose lungo le rive dei fiumi, si fermavano a raccoglierne bracciate nei fossi e nelle siepi, segno che il raccolto era al sicuro e la brina ancora lontana. Perfino in tempo di guerra, quando i contorni del mondo sembravano tremare e sparire, mazzi di questi fiori venivano posati sulle soglie: per segnare un ritorno, per accogliere la luce, per dire «qui» nella lingua della terra.
La stessa pianta, in continenti diversi, abita gli angoli selvatici di giardini e prati, promessa di tenacia. Le api ne cullano i fiori negli ultimi giorni dell'estate, e il profumo attira le falene la sera, quando l'ultimo calore indugia sui campi. Le sue radici tengono saldo il suolo, impedendo alla pioggia di portare via tutto. I bambini, con le braccia piene dei suoi steli, li intrecciano in corone, facendo finta che una giornata si possa tenere in un cerchio e portare in testa. Le verghe stesse, una volta seccate, sono state legate in mazzi e appese alle travi: un amuleto contro la malattia, un promemoria per cercare la luce quando le giornate si accorciano. Nelle città lungo i grandi fiumi, gli stessi steli venivano posti agli angoli dei banchi del mercato, una benedizione silenziosa per un commercio equo e per pesi onesti.
In un mattino come questo, con i contorni delle cose che tornano alla mano, si potrebbe raccogliere una manciata di quei fiori sul ciglio della strada e metterli in un barattolo vicino alla finestra, lasciando che la loro presenza riempia tutta la stanza. Una vecchia teiera, inutilizzata da anni, potrebbe essere riempita d'acqua calda per farci un infuso dei fiori secchi, da sorseggiare lentamente leggendo storie di viaggi e di ritorni a casa. Se un sentiero di pietra o di mattoni porta alla Sua porta, infilare uno stelo tra le fessure è un modo silenzioso di segnare la soglia, di dire che la luce è arrivata ed è la benvenuta. Oppure vada a camminare ai margini dei campi o dei parchi, cercando gli steli alti e ondeggianti e seguendo il loro percorso con la propria ombra, dietro alla promessa che portano nel nome.
Il colore portafortuna di oggi è giallo oro.
Lucky Color: GoldenRod — #DAA520Porti con sé un rametto come segno di luminosità.
Questa è la luce che ritorna.