La ghirlanda d'alloro si inarca attraverso il cielo, ancora incompleta, con le estremità che fluttuano nell'aria, incerte se si legheranno mai. Una danzatrice si ferma sulla terra di confine, appena prima di attraversare il cancello aperto. I quattro angoli trattengono il respiro, guardandola esitare, con la promessa del mondo appena oltre un ultimo nodo non stretto. In questo momento, la chiusura di una stagione, di un viaggio o di una speranza resta ostinatamente incompiuta. È il terreno prima del raccolto, l'ora prima che l'alba trabocchi, quando il corpo del mondo si ricompone ma l'ultimo filo Le scivola di mano.
Da qualche parte, la giacca di un soldato pende da un chiodo in un corridoio, con la stoffa sbiadita e robusta, che porta con sé l'odore dei campi dell'anno scorso. Ha visto parate e polvere, tascapane e sudore, sempre pronta ma mai davvero a riposo. Dallo stesso tessuto, i pantaloni di un giardiniere sono rattoppati alle ginocchia, segnati dal ricordo dell'erba schiacciata dal peso del lavoro. In un paese di altipiani, i pastori infilano questi pantaloni all'alba mentre il vento scuote l'erba e le pecore chiamano, in attesa di essere guidate. Gli abiti sopportano lo sfregare dei cardi e il peso del tempo, resistendo saldi davanti a fini che non arrivano ancora.
Ai margini di un antico impero, il vento porta il profumo della salvia selvatica e il ricordo di campagne militari concluse da tempo. I mercanti portano fasci di grano, con ogni stelo tagliato e legato, e le loro glume sono dure e tenaci, una promessa quasi mantenuta. Al nord, gli stessi steli vengono macinati in farina per fare focacce, avvolte in un panno e impilate per i viaggiatori che forse non raggiungeranno il mercato prima di notte. I nomadi caricano i loro fagotti, intrecciati fitti di canne ed erbe dure, sul dorso di asini resi saggi da viaggi incompiuti. Qui il viaggio gira su se stesso, appena prima delle mura di una città dove il trionfo verrebbe celebrato con l'alloro, ma le porte restano socchiuse.
La nebbia del mattino si solleva dalla steppa, riluttante a dissolversi. Si stende in silenzio lungo i campi bassi dove maturano i cereali, ostinatamente aggrappati ai loro steli. In queste pianure la terra è piena di storie di faccende in sospeso: raccolti a un giorno dalla mietitura, trattati a una firma dalla pace, strade tracciate sulla mappa ma non ancora sgombre dalle pietre. Il tempo, mite e persistente, si rifiuta di sciogliersi in vera pioggia, trattenendo il respiro per giorni di indecisione. Nelle cucine, le madri lisciano tovaglie tessute con fibre robuste e grezze, con le mani che scorrono su motivi pensati per riunire famiglie non ancora tornate a casa.
Se desidera rinnovare l'invito alla chiusura, indossi una giacca di tela prima di uscire, o cammini tra la salvia selvatica e l'erba alta, lasciando che la loro ruvidezza Le ricordi ciò che resta da fare. Si inginocchi nell'orto e curi le radici che hanno bisogno di un ultimo tocco, o macini il grano per il pane, anche se lo mangerà senza compagnia. Scriva una lettera che prometta il Suo arrivo, anche se non sa quando il viaggio finirà.
Il colore portafortuna di oggi è cachi scuro.
Lucky Color: DarkKhaki — #BDB76BLasci che l'incompiuto trovi conforto in ciò che ancora resiste.
Si fidi del cancello socchiuso; il mondo aspetta appena oltre.