Un cavaliere avanza portando un fiore pallido, mentre l'alba infila la sua prima luce tra due torri lontane. Il campo sotto il cavallo è immobile, segnato da ciò che è stato lasciato indietro. In alto il cielo si fa più profondo e custodisce il silenzio di tutto ciò che è finito. Le torri stanno come testimoni silenziosi, con le loro forme immutate ma con uno scopo che cambia mentre il giorno sorge. In questo spazio un capitolo si compie, lasciando posto alle righe che devono ancora essere scritte.
Nelle storie antiche il corvo accompagna momenti come questi, né del tutto temuto né del tutto benvenuto. Si posa in cima a un albero spoglio o sulla trave del tetto di una cappella abbandonata, e si ferma come per osservare il mondo che cambia. Lungo le strade antiche si trovano pezzi di giaietto, pietre nate da legno antichissimo pressato per secoli, raccolte dai viaggiatori come segni per sancire la chiusura di un viaggio e l'inizio di un altro. Nel focolare, i resti del fuoco della notte riposano in un letto di residui, braci fumanti che ricordano come il calore e la luce siano sempre presi in prestito, mai posseduti.
Negli angoli quieti della vita di ogni giorno, gli oggetti custodiscono memoria e pazienza. Il calderone di ghisa sta sulle braci, affidabile da generazioni, con la superficie segnata dalla storia di innumerevoli pasti. Da lì si versa con il mestolo una zuppa semplice e nutriente, preparata con ciò che resta dopo che il raccolto è stato riposto o consumato. Paraventi di legno laccato dividono le stanze a mezzanotte, offrendo riservatezza e il permesso di lasciare indietro un lato per passare all'altro. Nello studio, una penna stilografica carica di inchiostro scuro è pronta: ogni riga tracciata sulla carta spessa porta con sé la certezza delle fini e l'apertura degli inizi.
Sul paesaggio, la notte offre una pausa. Nei valichi d'alta montagna i nomadi costruiscono le loro tende con lana fittamente intrecciata e le fissano contro il vento e il freddo. Dentro il mondo è quieto, e fuori l'oscurità custodisce la promessa di un altro sentiero. Nei monasteri, prima della prima campana, i monaci macinano l'inchiostro sulla pietra e si preparano a scrivere preghiere, e ogni tratto è la traccia di ciò che bisogna lasciare andare e di ciò che si può sperare. L'inchiostro non dimentica; commemora sia la chiusura sia l'intenzione.
Anche il tempo fa la sua parte: una nuvola temporalesca si raduna sopra i campi, e il suo arrivo segnala un'interruzione della routine. La pioggia cade costante, tamburellando sui tetti di ardesia, porta via i detriti e pulisce l'aria. Le strade brillano, lavate dalla polvere di ieri, e riflettono il debole bagliore del nuovo giorno. Nel silenzio dopo la pioggia, la città sembra svuotata, in attesa dei passi che disegneranno la trama successiva.
Se desidera segnare questo momento, potrebbe sorseggiare un tè preparato in una teiera di metallo, lasciando che il vapore si snodi nell'aria fresca mentre considera ciò che è pronto per essere messo da parte. Potrebbe spazzare dal camino le ultime ceneri della stagione passata e spargerle tra le radici di una pianta perenne. Prenda un quaderno rilegato in cuoio scuro, lo apra su una pagina nuova e scriva ciò che sente di poter lasciare andare. Oppure esca nell'ora prima dell'alba e si fermi sotto l'albero più vecchio, in ascolto del fruscio di ali: un promemoria che ogni fine prepara il terreno a qualcosa che non è ancora stato immaginato.
Il colore portafortuna di oggi è nero.
Lucky Color: Black — #000000C'è conforto nelle fini che aprono la strada a nuovi contorni.
Ogni chiusura custodisce la forma di ciò che verrà.