Sull'antico pavimento a mosaico due sfingi si voltano le spalle, le zampe puntate in direzioni diverse, le tirelle allentate tra loro. L'auriga, invece di tenere le redini tese, le lascia penzolare. Il veicolo sferraglia in avanti, non per intenzione, ma perché le ruote devono pur girare da qualche parte. Nella città antica il carro è motivo di orgoglio, ma oggi il suo viaggio è inquieto, gira per le stesse strade di pietra, svolta gli angoli solo per rivedere le stesse facciate: la fucina con i rottami di ferro ammucchiati vicino alla porta, il fumo lontano del carbone che esce dal forno del panettiere, le lastre di pietra levigate da passi innumerevoli. L'aria è greve della promessa di una pioggia che non arriva mai davvero, e le nuvole in alto sono uguali alla fuliggine raccolta sui tetti.
La leggenda racconta di tempi in cui l'auriga guidava con uno scopo: verso le porte, attraverso il passo di montagna, le ruote che fendevano la nebbia del mattino. Ma ora, con le bestie distratte e le strade incerte, il carro si muove solo per muoversi, l'asse che cigola. Lungo il ciglio della strada giacciono sparsi ciottoli di fiume, raccolti dai bambini per i loro giochi o portati in tasca come portafortuna. Sono freschi al tatto, la superficie opacizzata da anni di acqua che vi è passata sopra, ricordo dei viaggi pazienti compiuti dalla corrente lenta e ostinata. Un mercante di passaggio si carica in spalla un sacco pieno di attrezzi di metallo, martelli, ganci e ferri di cavallo, ciascuno con la lucentezza spenta dell'uso frequente. In un altro vicolo un vecchio ombrello è appoggiato dimenticato contro un portone, la stoffa sgualcita da troppi temporali. In alto il cielo resta vicino, del colore della nebbia mattutina che si attarda ostinata sul porto.
Le grandi città della storia, Londra dopo la pioggia, Tokyo nel silenzio prima dell'alba, hanno conosciuto giorni così: quando le strade sono velate da nuvole spesse e basse, e il fumo dei comignoli scivola lungo i vicoli, intrecciandosi tra torri e templi. In campagna le pecore si riparano vicino a massi chiazzati di licheni, pietre raccolte nei secoli che custodiscono il ricordo di innumerevoli albe fredde. I marinai si fidavano un tempo del colore costante del fumo delle navi lontane come segno del tempo in arrivo, leggendo storie nelle volute che si allungavano sopra l'orizzonte. I minatori sottoterra lavoravano al tenue luccichio della grafite, tracciando linee sulla pietra grezza dove la luce del giorno non arrivava, fidandosi di martelli e scalpelli forgiati in officine in ombra.
Nelle cucine le padelle di ghisa riposano sul fornello, la superficie resa scura da anni di cure attente, pronte per il pasto successivo. In angoli tranquilli aspetta un vecchio diario, la copertina morbida e consumata, le pagine piene di schizzi di montagne lontane e di mari cupi. Anche nel trambusto dei mercati le monete passano di mano in mano, fresche e solide, con l'impronta di luoghi e di tempi oltre il presente. Il mondo si ferma sotto questo cielo, e il movimento diventa una ricerca a sé, senza direzione come il carro che gira attorno al suo isolato familiare, eppure ostinato.
Oggi si può scegliere di affilare un attrezzo, prendendosi cura di ciò che l'uso ha smussato, o di disegnare una mappa del quartiere, tracciando sentieri che tornano sempre a casa. Oppure si può mettere a bollire una pentola d'acqua, in ascolto delle prime bolle lente, o semplicemente camminare sotto le nuvole pesanti, accordando il respiro al ritmo costante della scarpa sul selciato.
Il colore portafortuna di oggi è grigio spento.
Lucky Color: DimGray — #696969Porti con sé la pazienza della pietra e la promessa della pioggia.
A volte il movimento è già un arrivo.