Nella valle sotto i rami del salice, due figure stanno con le mani che quasi si toccano, e lo spazio tra loro è un silenzio morbido. In alto scorrono le nuvole, il ventre carico di una pioggia non ancora caduta. Gli Amanti in questo momento non sono legati dall'unione, ma sospesi dall'esitazione. Le loro parole sono sassi in bocca, lisci e duri, che non rimbalzano mai lontano sulla superficie. Il giardino attorno a loro è ricco di gelsi, i frutti maturi al crepuscolo, che macchiano le dita di chi osa raccoglierli. Eppure nessuna delle due si china ad assaggiarli, e si accontenta di guardarli cadere, indisturbati.
Nelle cucine antiche il mortaio sta con il suo pestello, entrambi scolpiti nel basalto, pesanti e opachi. Qui le famiglie hanno macinato le spezie nella quiete prima dell'alba, e il suono riecheggiava in stanze dove i segreti si raccolgono negli angoli. In quei momenti la casa respira con ritmi lenti e misurati, assorbendo il calore di una stufa che arde bassa nelle ore più lunghe. Il carbone, impilato nelle ceste vicino alla porta, promette calore ma resta intatto nel focolare, in attesa della decisione di accenderlo. Così anche gli Amanti aspettano, accanto al loro fuoco spento.
Su strade lontane, un tempo, i mercanti viaggiavano in carovana sotto la luna nuova. Sopra di loro il cielo premeva vicino, e il mondo sembrava senza fine. I loro cammelli portavano forzieri laccati pieni di bastoncini d'inchiostro, apprezzati per la loro profondità e la loro durata. Gli scrivani attendevano questi tesori alla luce delle lampade, desiderosi di affidare alla pergamena promesse e rancori, parole destinate a colmare le distanze eppure trattenute da mani tremanti. I calamai erano pronti, ma spesso il pennello restava sospeso, e il primo tratto non veniva mai tracciato. Una lettera mai scritta, un contratto mai firmato, un voto pronunciato solo nella mente: sono queste le forme che prende l'indecisione mentre la notte si allunga.
Oltre la città, scogliere vulcaniche si alzano sopra la risacca, le pareti striate di vene vetrose. In queste ombre le radici della liquirizia affondano in terreni nascosti, traendo forza da ciò che i più non vedono. Qui, dicono le vecchie storie, gli amanti separati dalle circostanze incidevano i loro nomi su schegge di ossidiana, segreti sigillati nella terra. La pietra stessa è più tagliente della memoria, capace di ferire o di proteggere, a seconda della mano che la tiene. Per alcuni questi frammenti sono pegni riposti in una scatola di cedro, che non verranno mai mostrati; per altri sono talismani portati al collo, il filo tagliente come promemoria delle scelte non fatte.
Nei detti sul tempo la quiete prima del temporale è chiamata l'ora del corvo, quando anche il vento trattiene il respiro. Le imposte si chiudono, le porte si sprangano, e nei vicoli stretti i gatti randagi si acciambellano contro i comignoli, le loro sagome che si confondono con la notte. Il mondo si raccoglie, in bilico sulla soglia del movimento, eppure immobile. In una pausa simile amanti e sconosciuti ascoltano allo stesso modo ciò che verrà, senza sapere se la pioggia cadrà o passerà oltre senza una parola.
Stanotte si potrebbe prendere dallo scaffale il mortaio di basalto e pestare con cura i semi di anice, lasciando che il ritmo del pestello sciolga i pensieri aggrovigliati. Nella penombra si potrebbe cominciare una lettera, scritta con quieta intenzione anche se non ancora spedita. Oppure, passeggiando in giardino al crepuscolo, si potrebbero raccogliere in un panno le more di gelso cadute, con le mani macchiate per un po' da quel raccolto silenzioso. Quando il vento si alza, si può aprire una finestra quanto basta per cogliere l'odore della pioggia lontana, che promette un cambiamento, che sia o no il momento giusto.
Il colore portafortuna di oggi è nero.
Lucky Color: Black — #000000Anche nel silenzio qualcosa nel mondo raccoglie le sue forze.
Lasci che l'esitazione diventi una forma quieta di attesa, ricca di promesse.