Il tavolo del Bagatto è apparecchiato: un martello malconcio, una tazza sbeccata, una bacinella poco profonda di acqua piovana e un tozzo di pane indurito ai bordi. Dove al dritto comanda i simboli, bacchetta, coppa, spada, moneta, oggi le mani vagano ed esitano, facendo girare i vecchi oggetti per scopi strani e incerti. Fuori dalla finestra la pioggia cade costante, senza fretta e fredda, e preme il pomeriggio in una quiete che si posa come lichene sulla pietra. Il trucco, a quanto pare, non sta nell'evocare, ma nello scoprire che cosa possono diventare questi strumenti quando i loro significati scivolano di lato.
Nell'alta valle di una cava abbandonata vecchie pietre si appoggiano l'una all'altra sotto la pioggerella insistente. Muschio e schegge di ardesia ingombrano il sentiero. Un tempo tagliate e trasportate con precisione, queste lastre ora giacciono rovesciate, e il loro uso antico come tetto o focolare è diventato incerto. L'aria, profumata di pini lontani e di terra umida, porta il silenzio dei luoghi lasciati a se stessi. Secoli fa gli uomini scheggiavano e trascinavano queste pietre, tracciando i confini del riparo e del commercio, con le mani ruvide e gli occhi acuti. Ora le volpi seguono i loro passi, intrecciando percorsi tra le macerie e trovando nuove vie tra i resti di antiche intenzioni.
Il tuono brontola lontano, e ricorda al viandante che il tempo è un mago a sé, capace di scambiare l'ordine delle cose. In giorni come questo, quando il tetto gocciola e la stufa è fredda, l'angolo del focolare conta più del salotto. Una tegola di ardesia, che un tempo stava sopra la testa, viene raccolta per fare da sottopentola improvvisato accanto al bollitore, e il calore ne tira fuori il ricordo di giornate scaldate dal sole. La tazza, sbeccata e pesante, un tempo parte di un rito del mattino, viene usata come misurino per i semi o come fermacarte contro lo spiffero. In giardino la pioggia ha ammorbidito il sentiero e fa cedere il terreno; la bacinella, destinata al bucato, raccoglie l'acqua che scorre e serve ad annaffiare le radici della felce assetata accanto alla porta.
Negli angoli della casa una lastra d'ardesia consumata diventa una lavagna per i messaggi, scritta col gesso con promemoria e desideri: pane, uova, rammendi da fare, una visita attesa dopo il tramonto. Il modello del Bagatto, così sicuro del proprio scopo, ora è un imbroglione, e gli strumenti familiari sono capovolti: ognuno riadattato, ogni uso un'improvvisazione. La pioggia sussurra contro le finestre, sfumando il confine tra dentro e fuori, tra passato e presente, tra ciò a cui un oggetto era destinato e ciò che può fare oggi.
Si può conservare un pezzo di ardesia e usarlo come piatto freddo per formaggi o frutta, oppure posarlo in giardino come pietra da calpestare. In un pomeriggio di pioggia la tazza diventa un recipiente per i semi da spargere quando le nuvole si apriranno. Il peso del martello, familiare nel palmo, può schiodare i vecchi chiodi da assi recuperate, costruendo il nuovo con lo scartato. E a volte basta semplicemente passare un dito sulla pietra umida o ascoltare il gocciolio costante dalle gronde: una pausa per sentire il trucco all'opera, il passaggio da ciò che era a ciò che serve adesso.
Il colore portafortuna di oggi è grigio ardesia scuro.
Lucky Color: DarkSlateGray — #2F4F4FUn colore per la silenziosa necessità della trasformazione.
Una tinta che conosce il valore di ciò che resta.