La ruota si ferma a metà giro, il lancio del destino interrotto. Nelle storie antiche era il momento in cui una mano, stanca del cambiamento incessante, si posava sul cerchio e premeva, cercando di tenere fermo lo schema del momento. La Ruota della Fortuna al rovescio non è il vorticare selvaggio delle stagioni e dei destini, ma piuttosto l'immobilità di un peso che resiste. I vecchi simboli, bestie, re, la sfinge con il suo enigma, si fermano nel loro arco, lo sguardo rivolto a un crepuscolo che né si fa più fondo né si schiarisce. In questa posizione i cicli della fortuna non ci travolgono; si raccolgono invece negli angoli quieti dei giorni vissuti.
Una collina a fine estate, coperta di filari di ulivi, sta sotto un cielo che minaccia pioggia ma non si decide mai a scaricarla. I frutti sono maturi, lucidi e pesanti, in attesa delle mani che arriveranno con ceste e rastrelli, ma il lavoro è rimandato: il terreno è scivoloso, e l'aria sa di terra e di foglie. Gli alberi hanno resistito per secoli, i tronchi contorti dal tempo e dalle intemperie. Le loro foglie, strette e coriacee, colgono il vento, e nei momenti di quiete il loro movimento è appena percettibile: un invito ad attendere piuttosto che ad agire, a lasciare che il ciclo si fermi a riprendere fiato. Sotto, muschio e ramoscelli caduti formano un tappeto morbido, che assorbe i passi di chi si muove tra i tronchi.
In cucina un orcio di terracotta sta su una mensola, macchiato dall'olio filtrato attraverso i suoi pori. Contiene l'essenza spremuta del raccolto dello scorso autunno, in attesa di essere usata in dosi misurate. Niente in questa stanza ha fretta. Una mano prende pestello e mortaio, macinando le erbe raccolte nell'orto lì fuori. Tra queste, rosmarino e alloro, secchi e pungenti, ricordano la conservazione e la pazienza. Il profumo sale, mescolandosi all'olio, portando la promessa di pasti fatti con ciò che dura, non con ciò che arriva in fretta o facilmente.
Nella storia i soldati marciavano attraverso paesaggi dove gli olivastri selvatici segnavano il margine degli imperi, le armature opacizzate dalla polvere, le razioni insaporite da ciò che riuscivano a raccogliere. Il legno di quegli alberi diventava scudi e ninnoli, cose semplici fatte per durare. Il registro di un mercante annota spedizioni di olio spremuto, le pagine macchiate di pioggia, l'inchiostro appena sbavato perché il tempo si era trattenuto dal diventare tempesta. Le storie indugiano in questi oggetti: il lavoro paziente dei campi, la sosta voluta dei commerci quando le strade diventavano fango impraticabile anziché vie di fortuna.
Il tempo ha il suo modo di fermare la ruota. Un temporale si addensa sulle stesse colline, senza ancora scoppiare. Le nuvole sono fitte e basse, la luce rivolta verso l'interno. In questo momento sospeso le pecore si radunano sotto gli ulivi, lente nei movimenti, masticando erbe che hanno resistito alla siccità. Il pastore attende, appoggiato al bastone, ascoltando un tuono lontano che sembra esitante quanto la giornata stessa. C'è la sensazione di qualcosa che viene trattenuto, di energia custodita nelle radici e nel suolo, di cicli che si rifiutano di girare finché le condizioni non sono giuste.
Per onorare questo momento potrebbe camminare sotto vecchi alberi, lasciando che i piedi trovino un terreno più saldo tra le radici. Potrebbe mettere da parte un vasetto per domani, resistendo all'impulso di svuotarlo tutto in una volta. Potrebbe pressare delle erbe tra le pagine di un libro, conservandone la forma per una stagione più lenta. Oppure potrebbe semplicemente sedersi a una finestra, guardando il cielo raccogliersi, accettando che la fortuna a volte ha bisogno di riposare tanto quanto di girare.
Il colore portafortuna di oggi è verde oliva scuro.
Lucky Color: DarkOliveGreen — #556B2FLa pazienza è a volte una forma di movimento a sé.
La ruota si ferma a riprendere fiato.