La grande ruota, un tempo radiosa di stelle e di destini, ora gira verso il basso in un lento silenzio. Nelle storie questa ruota non è di metallo ma di pietra, pesante come le pietre miliari che costeggiano le vecchie strade. Non si muove a comando, ma con la lenta deriva delle stagioni. Quando il suo bordo punta verso il basso, il fragore si attenua, e nasce il desiderio di fermare la mano, di arrestare l'inevitabile. È l'intervallo silenzioso tra una fine e un inizio, un respiro trattenuto sotto nuvole fitte.
Fuori, nella brughiera, sotto l'ampio arco del cielo, la nebbia del mattino avvolge la terra. Copre i tetti d'ardesia, si drappeggia lungo i crinali dei vecchi mulini. Qui, nella penombra, le fortune si misurano in momenti: a volte nel silenzio dopo la pioggia, a volte nella pausa prima che il vento si muova di nuovo. Il mondo è smorzato, come in attesa di un segno. Un pastore potrebbe stare accanto a un muretto a secco, gli stivali affondati nella zolla fredda, a guardare le pecore stringersi sul lato riparato. In alto i campanili consumati dal tempo fendono la nebbia, la loro pietra annerita da secoli di fumo e di tempeste. Nelle città costruite con roccia di cava i vicoli luccicano della pioggerella della notte, e le ringhiere di ferro si imperlano d'acqua.
Tra queste mura le mani si posano su oggetti fatti per durare. Il focolare è spazzato, e il bollitore, vecchio per l'uso, sta sulla stufa, la superficie opacizzata da generazioni di vapore e di fiamma. Sul banco di lavoro in una stanza silenziosa una cote attende accanto a un mucchio di chiodi e viti. Il grembiule del muratore, striato da anni di fatica, pende accanto alla porta. In cucina il pane di segale, con la crosta formata da una cottura lenta, sta su un piatto di peltro, le briciole sparse dal primo taglio. Ogni attrezzo e recipiente custodisce un ricordo: la gavetta del minatore, la vanga del giardiniere, il grimaldello del fabbro, tutti toccati dalla perdita e dal ritorno.
La storia si aggrappa ai luoghi dove la fortuna ha vacillato o si è fermata. Sugli altipiani vecchi castelli dormono sotto cieli pesanti, le porte sigillate contro l'inverno. I viaggiatori su strade strette passano accanto a pietre di confine, piantate in profondità da mani scomparse da tempo. Al mercato i commercianti espongono le loro merci: ceramiche, stoffa tessuta grossolanamente, un cesto di tartufi scavati tra le radici. C'è un silenzio nello scambio, la sensazione che ogni affare sia una scommessa, sorvegliata dall'invisibile.
Un tempo simile non è né tempesta né sereno, ma una via di mezzo: una nebbia incessante, una pioggerella che penetra nella lana e nelle ossa. L'aria è piena dell'odore di terra bagnata, del sapore del tè raffreddato, del tocco del lino grezzo. È l'ora prima dell'alba, quando i vetri delle lampade fumano e le ultime braci nella grata si spostano piano. In momenti come questi i desideri si esprimono con cautela. La fortuna non si cerca, ma si tiene ferma, come quando si blocca un tornio prima del taglio, o quando un falconiere calma l'uccello prima del volo.
Se si trova in questa svolta, potrebbe raccogliere una pietra dal sentiero e tenerla finché non si scalda nel palmo. Potrebbe lucidare la vecchia chiave che giace nel Suo cassetto, o spazzare il focolare e lasciare che il suono si diffonda per le stanze. Potrebbe fare una passeggiata tranquilla lungo un viottolo costeggiato d'ardesia, o scrivere una lettera a qualcuno di cui Le manca la mano. In ogni gesto c'è pazienza, e il plasmare il caso in una speranza lenta e costante.
Il colore portafortuna di oggi è grigio spento.
Lucky Color: DimGray — #696969Lasci che la pazienza La trovi nella nebbia. Tenga l'immobilità come una forma di forza.