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La Morte
LA MORTE · XIII
La Morte è la carta XIII degli arcani maggiori. Uno scheletro con uno stendardo nero cavalca un cavallo bianco; davanti a lui un re è caduto e delle persone gli vanno incontro. In lontananza il sole sorge tra due torri. Il nome fa paura, ma la carta non indica la morte letterale. Al dritto rappresenta la fine, la conclusione e la trasformazione; al rovescio la resistenza al cambiamento e il lasciar trascinare le cose.
Nome e numero
| Italiano | La Morte |
|---|---|
| Inglese | Death |
| Antico nome italiano | La Morte |
| Antico nome francese | Senza nome nei Tarocchi di Marsiglia; chiamata «l'arcano senza nome» (L'Arcane sans nom) |
| Numero | 13 (XIII) |
Significato al dritto
Parole chiave: fine, conclusione, trasformazione, rinnovamento, lasciar andare
Ciò che l'Appeso ha fermato e lasciato andare ora vede calare chiaramente il sipario. La Morte è una carta di chiusura di questo tipo.
Al dritto, la Morte rappresenta la fine di un capitolo: un lavoro, una casa, una relazione, un modo di pensare. La fine può essere triste, ma senza fini nulla di nuovo può cominciare. Come il sole che sorge sul fondo dell'immagine, una fine prepara un nuovo inizio. La si legge come il momento di lasciar andare il vecchio e rinascere.
Significato al rovescio
Parole chiave: resistenza al cambiamento, trascinarsi, ristagno, attaccamento
Al rovescio, la Morte si legge come qualcosa che dovrebbe finire e non finisce.
Non riuscire, per paura o attaccamento, a lasciar andare una relazione o un'abitudine che sa non poter continuare. Cose che si trascinano senza chiudersi. Tenere lontano un nuovo inizio per paura del cambiamento. Alcuni la leggono all'opposto: un lungo ristagno che finalmente finisce, e la ripresa che comincia.
Che cosa mostra l'immagine
- Lo scheletro sul cavallo bianco: la morte viene per tutti, qualunque sia il loro rango.
- La rosa bianca sullo stendardo nero: nel mazzo Rider–Waite–Smith una rosa bianca a cinque petali, che sarebbe segno di purezza e di rinascita oltre la morte.
- Il re caduto e le persone che gli vanno incontro: il re è caduto, il religioso giunge le mani, il bambino guarda dritto in alto: letti come modi diversi di affrontare una fine.
- Il sole che sorge tra due torri: il nuovo mattino che viene dopo una fine.
Storia
La Morte è una delle carte fin dai tarocchi più antichi.
Nel mazzo italiano Visconti-Sforza del Quattrocento è uno scheletro con arco e frecce. Alla fine del Medioevo, quando la peste colpiva di continuo, si dipingeva molto la «danza macabra»: re e mendicante sono uguali davanti alla morte.
Nei Tarocchi di Marsiglia del Seicento e del Settecento uno scheletro brandisce una grande falce, con teste, mani e piedi recisi sparsi per terra. Solo questa carta non ha nulla scritto nello spazio del nome, ma solo il numero 13. Per questo in Francia è chiamata «l'arcano senza nome».
Il mazzo Rider–Waite–Smith ridisegnò lo scheletro con la falce come un cavaliere che avanza con uno stendardo, e aggiunse il sole che sorge sullo sfondo. Quando i libri di cartomanzia spiegano che «la Morte è la carta del cambiamento», ciò viene da questa immagine e dall'interpretazione esoterica dall'Ottocento in poi.
Corrispondenze
| Lettera ebraica | Astrologia / elemento |
|---|---|
| Nun (נ) | Scorpione |
Carta precedente e successiva
- Precedente: 12 L'Appeso
- Successiva: 14 La Temperanza
- Gli arcani maggiori