L'Imperatrice siede in un giardino orlato di grano e di rose. Oltre il suo seggio intrecciato una cascata scorre lungo una riva tranquilla, nutrendo le radici degli alberi da frutto. Il giardino ronza di abbondanza, non in un tumulto, ma in toni gentili e uniformi. Sotto la sua mano riposa un cesto con il primo raccolto del giorno: mele, pere pesanti e sul punto di spaccarsi, e un melone appena aperto. La sua buccia è liscia e fresca, la polpa all'interno quasi trasparente e dolcemente zuccherina, un promemoria che l'abbondanza può essere pallida e silenziosa, senza mai gridare per farsi notare.
Negli antichi mercati dell'Anatolia i venditori di meloni arrivavano all'alba. Il frutto era apprezzato non per uno sfoggio di colore, ma per la sua qualità sottile e rinfrescante nel caldo. I nomadi che attraversavano le colline aride avvolgevano le fette nel lino e le portavano alla cintura, e a mezzogiorno avevano le dita appiccicose di succo. La pazienza di aspettare il mattino giusto, la consistenza giusta sotto il pollice, si tramandava di generazione in generazione. Più tardi, negli orti dei monasteri di tutta Europa, i meloni venivano coltivati in angoli tranquilli, accanto alle erbe medicinali e alle lattughe dalle foglie tenere. Le monache li tagliavano in mezzelune sottili, disponendoli accanto a ciotole di formaggio di capra per i freschi pasti di mezzogiorno nei chiostri.
Anche l'acqua segue l'Imperatrice. Nelle vecchie storie la nebbia del mattino sull'erba si chiamava «l'offerta del cielo», e gli abitanti dei villaggi si alzavano presto per raccoglierla dalle foglie dei cavoli e dalle reti dell'orto. Questa rugiada, gentile e facile da perdere, si credeva nutrisse i primi germogli della stagione, promettendo frutti più avanti. In casa una brocca lasciata accanto alla finestra aperta si riempiva durante la notte di questa umidità lieve, pronta per essere versata alle radici dei fagioli rampicanti o mescolata al pane all'alba.
Tra i doni dell'Imperatrice c'è il favo, pressato e venato, un trofeo portato dentro dalla mano attenta dell'apicoltore. Quando le api si alzano dopo una notte fresca, con le ali spolverate dei doni del giardino, scivolano dentro i fiori delle zucche e dei cetrioli, facendo vibrare piano l'aria. Il miele raccolto all'inizio dell'estate è delicato, quasi trasparente, e sa di erba nuova e dei piccoli fiori che si nascondono sotto le siepi. In cucina se ne mescola un cucchiaio nel tè del mattino, o lo si spalma sulle gallette d'avena, per mantenere il corpo saldo e calmo.
Qui il tempo è gentile, né caldo né freddo, una luce morbida al mattino che invita a un lavoro lento. Nei vecchi orti inglesi cinti da mura i custodi controllavano per prime le campane di vetro dei meloni, sollevandole per far entrare un filo d'aria. Da qualche parte una madre si asciuga le mani su un grembiule di mussola mentre prepara la colazione, con la stoffa che porta il ricordo della rugiada della notte, piegata e fresca dal filo del bucato.
Oggi si potrebbe onorare questa abbondanza aprendo un melone fresco prima di mezzogiorno e gustandone in silenzio la dolcezza sottile. Lasci un bicchiere d'acqua scoperto vicino a una finestra durante la notte, e lo beva all'alba per assaporare l'offerta più tenue dell'aria. Curi il Suo mattino con mani lente e attente, magari annaffiando una pianta in vaso o stendendo una tovaglia ancora fresca di bucato. Si prenda il tempo di guardare il movimento silenzioso delle api o il muoversi della nebbia sull'erba, lasciando che il mondo morbido intorno a Lei basti.
Il colore portafortuna di oggi è verde melone.
Lucky Color: HoneyDew — #F0FFF0Il giardino trattiene il respiro, e il frutto silenzioso è maturo.
L'abbondanza è già qui, gentile nella luce del mattino.