Il Matto, la bisaccia sulla spalla, vacilla sul ciglio di una rupe. I suoi occhi non si piegano verso il terreno, ma verso il cielo aperto, dove la forma della strada non si è ancora rivelata. Fa un passo nel vuoto, non per fiducia, ma perché ha saltato ogni avvertimento, perché si è rifiutato di fermarsi. Il cagnolino gli salta ai talloni. È un movimento troppo precoce, un impegno preso prima di qualunque promessa della terra sottostante.
Nel corso dei secoli chi inseguiva la fortuna portava con sé i corpi essiccati di piccoli insetti, tenuti segreti nei sacchetti. Questi minuscoli raccolti, un tempo raschiati dai fichi d'India in terre lontane, diventavano polvere nelle mani dei tintori. I mercanti rischiavano tutto per farli arrivare dalle Americhe attraverso porti affollati, sperando in traversate sicure e in affari onesti. Nelle botteghe dell'antica Venezia e di Siviglia i granelli sbocciavano in calderoni bollenti, dando vita a tinture che segnavano gli abiti delle regine, le tovaglie d'altare delle cattedrali, gli stendardi issati sulle mura dei castelli. La tintura non prometteva di durare, non avvertiva se sarebbe sbiadita, ma chi saltava si fidava delle proprie dita e del proprio fuoco.
C'è stato un tempo in cui il nome indicava anche un uccello, le cui piume erano apprezzate e strappate per cappelli e mantelli regali. Nei palazzi dei sultani pesanti tende si raccoglievano sui pavimenti a mosaico, impregnate del profumo di melagrana e di vino speziato. Nei giardini inglesi fiori a fioritura tardiva portavano questo nome, con petali che sfidavano il grigiore dell'autunno. Quando i giardinieri pressavano i petali tra le pagine o cercavano di estrarne il profumo nell'acqua, il risultato era sempre ignoto: un profumo che restava, o che svaniva prima che il barattolo fosse chiuso.
Perfino il tempo ha portato questo presagio. Le tempeste di polvere che spazzavano le pianure dell'Asia centrale e dell'Europa orientale macchiavano il cielo, coprivano i raccolti e gettavano una luce inquietante su fiumi e campi. Il bestiame si agitava; gli abitanti dei villaggi si chiedevano se il raccolto sarebbe andato perduto. Quando una tempesta simile colpiva, seminare era un atto di fede, un rifiuto di ascoltare gli avvertimenti della natura.
Nelle strade delle città, sotto il regno di antichi sovrani, le giacche dei cocchieri e i sipari dei teatri portavano lo stesso nome, segno di rango, ma anche invito alle macchie di fango e di pioggia. Ogni indumento rischiava di rovinarsi, per quanto fosse attento chi lo indossava. In cucina il frutto di frutteti lontani, spaccato a metà, con i chicchi che rotolavano, sanguinava su dita e taglieri. Il succo correva libero, un sapore insieme dolce e aspro, un piacere fugace prima di inacidirsi. I fornai incorporavano i chicchi nei dolci, scommettendo sul sapore, senza mai sapere se il calore del forno avrebbe conservato o sminuito ciò a cui tenevano.
Se desidera muoversi con la fortuna incerta del Matto, annodi un foulard di seta intorno al polso prima di uscire. Apra una melagrana e lasci che i chicchi si spargano sulla colazione; li assaggi uno per uno, senza sapere quale La sorprenderà. Sciolga la ceralacca su una busta e spedisca una lettera, accettando qualunque risposta possa tornare. Esca sotto una pioggia improvvisa e lasci che i piedi trovino la pietra successiva, anche se non ne vede ancora la forma.
Il colore portafortuna di oggi è cremisi.
Lucky Color: Crimson — #DC143CLasci che il salto venga prima dell'atterraggio.
La fortuna segue il passo senza difese.