Una figura sta sull'orlo della rupe, il fagotto in mano, gli occhi al cielo, ignara del terreno sassoso sottostante. Il cane ai suoi talloni guaisce un avvertimento, ma il passo del Matto resta sospeso nell'aria, fiducioso in qualcosa che non si vede. La carta, capovolta, trattiene il respiro nel momento che precede la caduta, quando la leggerezza si trasforma in un passo falso e la promessa del viaggio si inclina verso il rischio. Qui l'aria è sottile, il viandante ostinato corre più veloce della prudenza e salta la verifica che ancora il cuore alla terra.
In basso brulica un mondo di segni di ciò che accade quando si salta prima di guardare. Nelle isole dei Caraibi, in alto sulle colline dove un tempo si nascondevano i fuggiaschi, sorsero insediamenti nati dalla fuga. Erano luoghi costruiti da chi era scappato dalle navi e dalle catene, da chi aveva rischiato l'abbraccio della foresta buia prima che il sentiero fosse chiaro. I villaggi prosperarono oltre le terre segnate sulle mappe, e le loro storie si intrecciarono al suolo. La libertà trovata lì era conquistata a fatica e incerta, una fortezza in valli che nessun altro osava esplorare. Nelle loro cucine, piene di pentole pesanti e annerite dall'uso, sobbolliva il profumo di fagioli stufati per ore, densi di chiodi di garofano e di fumo, un pasto nato da ciò che si era raccolto più che da ciò che si era progettato.
Altrove, in studi silenziosi, un diario rilegato in pelle giace chiuso su uno scrittoio, con la copertina consumata da mani che non si sono mai davvero messe all'opera. Le pagine all'interno sono bianche, in attesa di una penna ferma, ma la tentazione è cominciare a metà frase, scrivere senza sapere che cosa c'era prima. Al focolare uno stendino regge una sciarpa di lana, di quelle lavorate a maglia per i lunghi viaggi su strade incerte. Anelli e nodi segnano i punti in cui il filo è sfuggito o è tornato indietro, una mappa di errori che scalda il collo nonostante i difetti. Nei giardini nascosti dietro muri di pietra le melagrane si spaccano al caldo, e i chicchi rotolano sul lastricato, mai destinati a file ordinate o a progetti accurati.
Ci sono giorni in cui il vento gira all'improvviso e porta l'odore pungente della pioggia. Il cielo si abbassa e promette un temporale che potrebbe passare oltre o scoppiare proprio sopra la testa. I saggi chiudono le finestre e portano dentro gli attrezzi, ma il Matto, al rovescio, uscirebbe in quel tempo a braccia aperte, ignorando il tuono che rotola per la valle. In mare il vecchio scafo di una nave, dipinto di una tinta profonda e solenne, dondola contro gli ormeggi in attesa che la marea cambi. C'è storia in quel legname, segnato dal sale e dal sole, rattoppato e incatramato dove minacciava di spaccarsi. A volte un passeggero salta verso la cima prima che il molo sia vicino, e i piedi trovano assi scivolose e schegge invece di un terreno sicuro.
Oggi cerchi una vecchia pentola e cucini un piatto unico con ciò che ha in casa, lasciando che i sapori si fondano a modo loro. Prenda una sciarpa, consumata o nuova, e la stringa intorno al collo prima di uscire, perché La tenga al caldo durante una passeggiata non programmata. Cominci una lettera o una pagina di diario non dall'inizio, ma dovunque si posi la Sua mano, lasciando che la storia si sviluppi senza un piano. Se il tempo cambia, apra una finestra quanto basta per cogliere il primo odore della pioggia, poi la chiuda e accenda una candela, ricordando chi ha corso dei rischi quando l'esito era ignoto.
Il colore portafortuna di oggi è bordò.
Lucky Color: Maroon — #800000Salti, ma cerchi il punto dove atterrare.