Un bastone, una lampada e una strada alta: sono questi gli strumenti dell'Eremita. Cammina tra nuvole basse e pietre fredde, e nella sua mano il bagliore della lanterna non si spande lontano. Tutto attorno il mondo tace, il silenzio di un vecchio monastero all'alba, un luogo dove un tempo i monaci preparavano il tè del mattino in tazze ereditate dagli anziani, ogni recipiente con i segni dell'uso, ma tenuto immacolato, lo smalto sottile come osso che traccia ricordi nei corridoi in penombra. La solitudine dell'Eremita è così: riparata, ma sempre rivolta verso l'esterno, ogni passo una conversazione silenziosa con la polvere del sentiero e con il vento.
Si muove lungo antichi tracciati dove il sole ha da tempo sbiancato le ossa pallide dei rami caduti, e il tempo ha consumato i volti delle statue in giardini dimenticati. In questi luoghi l'Eremita trova una guida in segni accurati: la scrittura su rotoli arrotolati stretti e protetti in cassapanche di cedro, la stoffa sbiadita di un mantello da viaggio filato con la lana delle pecore d'altura, conservato da mani gentili attraverso le generazioni. Cose simili hanno visto passare i secoli, le superfici ammorbidite e consumate, eppure custodiscono la quieta dignità che nasce dalla resistenza. L'Eremita non rivendica altro ornamento che questi: la saggezza incisa sulla superficie di un antico pezzo degli scacchi d'avorio, il bordo di una ciotola di porcellana, l'impugnatura intagliata di un vecchio bastone da cammino, tramandato nel tempo.
Nel mito e nella memoria la lampada dell'Eremita è paragonata a un faro che veglia sopra stretti angusti, il suo bagliore appena sufficiente a orlare la nebbia. C'è una parentela tra il viaggio dell'Eremita e chi si ripara nelle case d'inverno, le finestre bordate di tende di pizzo e di lino ricamato, mentre la brina del mattino si raccoglie in disegni delicati. Altrove, nei monasteri del deserto aggrappati alle pareti delle scogliere, l'aria è secca e fresca come le ore prima dell'alba, e l'intonaco di terra delle pareti della cappella riflette solo la luce necessaria per leggere le preghiere del giorno. Tutti questi luoghi, e gli oggetti che contengono, custodiscono uno splendore sommesso: quieto, persistente e vicino alla mano.
Anche il tempo risponde alla presenza dell'Eremita. La nebbia del primo mattino sale lungo la riva del fiume e ammorbidisce il mondo finché si vede soltanto ciò che sta vicino. Con un tempo simile la vista del viaggiatore è limitata, ma c'è conforto nella vicinanza, nella consapevolezza che ogni passo è ponderato, ogni pausa considerata. Una vecchia biblioteca, gli scaffali pieni di tomi rilegati in pergamena, offre un sollievo simile. Questi tomi, quando si aprono, scricchiolano appena, le pagine passate al setaccio dal cerchio gentile della lampada. La saggezza dell'Eremita non è mai rumorosa, ma sempre a portata di mano, come la polvere di farina sul grembiule di un fornaio alla fine della notte, o la venatura morbida di una porta levigata da molte mani.
Oggi potrebbe cercare l'utilità quieta di una tazza di porcellana, prendersi un momento per scrivere sul margine di un vecchio libro, o rammendare a mano una stoffa familiare mentre il bollitore sobbolle. Potrebbe aprire una cassetta di ricordi e lasciare che le dita trovino la cosa più vecchia, ricordando come il tempo lucida ciò che è amato. In piccoli modi può avvicinare il cerchio della lampada e lasciare che riveli le cose pacifiche che durano.
Il colore portafortuna di oggi è bianco antico.
Lucky Color: AntiqueWhite — #FAEBD7Una luce gentile per la strada che La attende.