Una figura cammina da sola, la lanterna tenuta vicina, ogni passo deliberato su un sentiero dove il silenzio indugia come un compagno. La strada alta non è lastricata, ma battuta da generazioni di piedi, le loro storie perdute nel vento e nel tempo. Nella mano dell'Eremita un bastone sostiene il viaggio, robusto come la canna che un tempo si tagliava in un campo e si levigava col coltello, lasciata stagionare all'aria aperta. Il bagliore della lampada arriva appena oltre un passo, e così il mondo si allontana, lasciando al viandante la terra sotto, il cielo sopra e i pensieri dentro.
Tra le colline dell'antica Anatolia i pastori conoscono la solitudine come una sorta di tempo atmosferico: i lunghi pomeriggi in cui un tuono lontano borbotta sull'erba inaridita e l'unica compagnia è un mantello, un involto di stoffa ruvida filata con fibre grossolane. Le fibre catturano la polvere della strada, l'odore del fieno, il ricordo dei raccolti. Sugli altipiani ci sono giorni in cui i campi si allungano fin dove la mente può immaginare, secchi ma tenaci, segnati da steli di grano selvatico che si arricciano nel vento. Le spighe annuiscono pesanti, come se ascoltassero i segreti sussurrati dalle pietre resistenti che segnano il confine dell'antico sentiero.
Chi raccoglie e chi vaga si affida ad attrezzi che sopravvivono a un uso rude e a inverni magri. C'è una certa bisaccia, portata attraverso i secoli, fatta di una tela che un tempo riparava i soldati in marcia o proteggeva i mercati sotto le tende dal sole basso e dalle pioggerelle improvvise. La sua superficie racconta la propria cronaca: una toppa di una riparazione sul campo, un alone dove una volta si versò dell'olio, la traccia tenue di una scrittura in un alfabeto ormai sconosciuto. In ogni casa dove la pazienza è una virtù c'è un mortaio con il pestello pronto per erbe o cereali, la ciotola levigata da anni di uso costante. La vecchia cucina è un luogo di lavoro silenzioso, dove le lenticchie si scelgono a mano, i fagioli si ripuliscono dai sassolini, e ogni misura si impara al tatto più che a vista.
Le storie si raccolgono ai margini del mondo, in terre dove il vento spazza le pianure aperte e il suolo è segnato dal passaggio dei nomadi e delle loro greggi. Il viaggio dell'Eremita riecheggia nel movimento delle carovane che attraversano le steppe sotto cieli nuvolosi, le tende piantate su una terra che ricorda la forma degli zoccoli e la pressione delle stuoie intrecciate. La leggenda locale dice che dopo le piogge il suolo porta il ricordo di ogni viaggiatore, l'impronta di stivali e ceste, finché il sole non asciuga i segni e questi scompaiono. In luoghi così la solitudine non è abbandono, ma attenzione: un modo di notare i sottili cambiamenti del tempo, la lenta maturazione dell'orzo, il richiamo lontano di un campanaccio legato a un montone.
Oggi si potrebbe raccogliere miglio o orzo in una ciotola di legno e riflettere sul tempo che serve perché diventino utili. Un mantello o un grembiule da lavoro, pesante della polvere dell'orto, si può scuotere all'aria aperta mentre la mente vaga. Trovi un'ora tranquilla per macinare radici o semi secchi con un vecchio pestello, ascoltando come la pazienza sprigiona il sapore. Quando scende la sera, accenda una lanterna e si sieda alla finestra, lasciando che il mondo si faccia piccolo e raccolto su un solo compito.
Il colore portafortuna di oggi è cachi scuro.
Lucky Color: DarkKhaki — #BDB76BPorti la calma nei riti semplici. La strada alta attende, quieta come sempre.