Un alto sentiero sale sopra la pianura, restringendosi man mano che si alza, e l'unico compagno è un robusto bastone da cammino. La sua venatura consumata è levigata dal lungo uso, emblema di autosufficienza e di viaggi silenziosi. Sulla vetta l'Eremita si ferma, tenendo la lampada vicina. La sua luce, smorzata, si raccoglie poco lontano dai suoi stivali. Il resto del mondo scompare: niente città, niente rumore, solo il vento e le forme silenziose delle montagne sotto la foschia morbida di una stagione secca. È il luogo dove la solitudine non sembra vuota, ma necessaria: un punto di osservazione dove la riflessione è più acuta della parola.
La lampada è d'ottone, all'antica, con un cappuccio che ripara la fiamma dalle raffiche improvvise. È un oggetto che si potrebbe trovare nel corredo di un soldato di un altro secolo, accanto a pantaloni robusti che hanno sopportato polvere e sole in continenti stranieri. Questi pantaloni, cuciti a mano o a macchina, hanno marciato un tempo su colline e rive lontane, portati da chi aveva bisogno di confondersi con la terra, senza gridare né brillare. I mercanti trasportavano stoffe come questa a dorso di cammello e in treno dai mercati dove l'Indo incontrava le strade della Persia, dove il vento stesso sembrava cotto dal sole e implacabile. La stoffa, resistente e senza pretese, era apprezzata da chi doveva sopportare le intemperie e andare avanti, molto dopo che stendardi più vivaci erano sbiaditi.
Sotto i piedi dell'Eremita la terra è secca, ma non sterile. Erbe alte si piegano nel vento, cariche di semi e ondeggianti, modellate dallo stesso sole che ha sbiancato le tende piantate al margine del sentiero. Nel tardo pomeriggio, quando la luce si allunga, queste erbe catturano gli ultimi raggi e trasformano le colline in un dolce oceano ondulato. Un tempo i pastori sorvegliavano qui le greggi, fidandosi del riparo dal caldo e del mimetismo dagli occhi lontani. In questi luoghi la quiete non è soltanto un'assenza, ma una scelta, e l'unico rumore è il fruscio leggero di un topo che corre alla sua tana sotto le radici del grano selvatico.
La solitudine, qui, non è isolamento triste. È una pausa coltivata, come l'immobilità prima di un monsone o il silenzio che cala in una tenda mentre si versa il tè da una vecchia borraccia. Le mani dell'Eremita, callose per i giorni di viaggio, potrebbero prendere un biscotto cotto sulle braci o una manciata di ceci tostati, cibo semplice che si può portare per settimane in una sacca consumata. Molto tempo fa gli esploratori assaggiavano le stesse cose mentre tracciavano le mappe dei confini dei deserti e dei margini degli imperi, fidandosi del proprio consiglio e misurando ogni passo sul raggio della lampada.
Oggi potrebbe camminare con decisione all'alba, portando soltanto ciò che può tenere sulle spalle. Potrebbe riparare qualcosa con ago e filo robusto, rattoppando una giacca o uno zaino perché duri un'altra stagione. Le ore quiete si possono passare preparando il tè su una piccola fiamma, o leggendo alla luce di una lampada alla propria finestra, il mondo di fuori sfumato dalla quiete di una nebbia in arrivo. Il cammino dell'Eremita non è una fuga, ma la scelta di quali voci e quale compagnia accogliere nel piccolo cerchio della lampada.
Il colore portafortuna di oggi è cachi.
Lucky Color: Khaki — #F0E68CPorti con sé la quiete, anche nel rumore.
Un passo paziente rivela la strada.