Un uomo percorre la strada alta, il bastone in mano, la sua unica lampada che accende un alone di luce nella nebbia fitta. La notte respira quieta attorno a lui, il mondo zittito e rimpicciolito dai limiti di ciò che la lampada può mostrare. Si muove con passi attenti, fermandosi a volte a scrutare il terreno, a volte a guardare il lento cammino della luna sul bordo del canyon. Il cerchio rivelato dalla lampada basta. La solitudine tiene il raggio illuminato vicino alla mano.
Ai due lati del sentiero il deserto si allontana nel silenzio. L'aria è secca, ma non vuota. Da qualche parte in lontananza il vento sfiora l'arenaria e il freddo arriva a ondate. Questa terra conosce la lunga pazienza della sabbia e della pietra. Quando il sole sorge, trova villaggi costruiti con terra e argilla, le pareti modellate da mani che lisciavano il fango e la paglia, mano dopo mano, molto dopo i primi fuochi del mattino. Queste pareti risplendono del ricordo dei focolari e del caldo estivo, richiamando dimore che stanno in piedi da secoli e custodiscono nel loro spessore silenzioso le ombre private delle sere d'inverno e il calore dei parenti.
Il bagliore della lampada cade sull'altopiano, dove pascolano le pecore e le nuvole trascinano le loro ombre tenui sulla terra aperta. Qui la lana si fila in coperte spesse su telai di legno, il filato ammorbidito dal lento lavoro delle mani, il ritmo della spola che riecheggia il battito della solitudine. La veste dell'Eremita, pratica, tessuta per durare, è umile ed essenziale quanto il tappeto steso su una panca in una quieta dimora di tronchi e di terra. Questi mestieri legano una persona alla terra e a se stessa, ogni filo un passo lungo il cammino interiore.
Lungo l'alta mesa, al crepuscolo, indugia l'odore del pane. Un piccolo forno di terra sta al margine di un cortile, la cupola che trattiene il calore del giorno. Una donna estrae una pagnotta rotonda dalla cenere, la crosta morbida che si spezza sotto le sue dita. Il vapore all'interno porta il ricordo del grano raccolto in autunno, conservato in stanze fresche fino al momento giusto. È un cibo semplice, ma sazia il corpo per una lunga giornata da soli sul sentiero, o per una notte a guardare le stelle. L'Eremita sa trovare conforto in questo: un pasto preparato con cura, mangiato nella quiete oltre la portata del fuoco.
Nei giorni in cui il cielo è basso e il terreno freddo, ci si stringe una coperta sulle spalle mentre il vento fa tremare la porta. La polvere filtra dagli angoli, ma la stanza resta un rifugio, costruita spessa per trattenere il sole basso. La tavola è apparecchiata con ciotole d'argilla, le superfici brunite da anni di uso, ognuna un piccolo monumento al lavoro paziente della solitudine. Fuori la terra ricorda antichi sentieri e raduni silenziosi. Dentro, l'Eremita impara il valore di tenere la lampada vicina, lasciando cadere la luce solo dove serve.
Oggi potrebbe cuocere il pane in un recipiente d'argilla, usando le mani per impastare e modellare ciò che La nutrirà. Si avvolga in una coperta tessuta e si sieda in un luogo tranquillo, lasciando che i pensieri si posino come la polvere dopo una tempesta. Ripari qualcosa con punti accurati, o spazzi il pavimento con movimenti lenti e ritmati, sentendo come i piccoli compiti possono tenere insieme un'intera giornata. Scelga una piccola stanza, e lasci che diventi il Suo rifugio.
Il colore portafortuna di oggi è crema dorata.
Lucky Color: NavajoWhite — #FFDEADNel cuore della solitudine piccoli conforti risplendono.
L'Eremita porta la lampada e prosegue il cammino.