La lampada è spenta, e la montagna tace. Un sentiero che un tempo scendeva serpeggiando verso i villaggi a valle ora porta soltanto più dentro il vento, nell'aria fredda e pulita della vetta. Qui si stringono i grandi mantelli della solitudine, pesanti e tessuti per le lunghe notti. Invece di una fiamma aperta, la figura si avvolge in una stoffa che da secoli ripara i marinai da tempeste e spruzzi, la stessa lana che foderava l'interno delle navi da guerra, gli stessi cappotti che si trovano negli armadietti delle sale di guardia a bordo di navi ormeggiate sotto stelle straniere.
Se l'Eremita al dritto è una guida, la lanterna alzata, quello al rovescio diventa un guardiano di soglie, che rifiuta il richiamo delle voci che salgono dalle pendici e dai porti. Il mare è fuori vista, ma non fuori dalla mente. In lontananza, oltre i crinali, ci sono navi all'ancora, gli scafi immersi nella foschia della sera. Molto più in basso, le uniformi vengono spazzolate e appese, cucite per chi passa da un continente all'altro, dal silenzio alla babele dei porti. Questi indumenti hanno sopportato sale e vento, la disciplina inflessibile dell'ordine e del rito, eppure su questa montagna sono soltanto una seconda pelle per chi ha scelto l'isolamento.
Il mattino tarda a sorgere. Il cielo è denso, greve dello stesso colore dell'acqua profonda al largo di Plymouth a gennaio, un soffitto che preme sulla mente finché questa non sogna più il ritorno, ma di andare ancora più al largo. Ci sono leggende di navigatori che salparono per anni senza mai mettere piede a terra, facendo un mondo della loro nave, dei loro pasti, delle loro abitudini. Anche qui l'Eremita costruisce un mondo con piccoli gesti metodici: piegare la sera il giaccone da marinaio, stirare un berretto che non vede mai una parata, lucidare lentamente un sestante ammaccato che non serve più a navigare. Nessun segnale viene mandato, nessuna lampada accesa perché altri la seguano.
Il tempo invece è un vecchio compagno. Le tempeste rotolano sulla montagna come la nebbia sulla Manica. Le lampade restano spente, le finestre chiuse, e l'Eremita ascolta il lento gocciolare della condensa dal soffitto, eco della pioggia su boccaporti e lamiere di coperta. Anche il cibo è scarso e salmastro: pane che si spezza come le gallette di bordo, uno spicchio di formaggio stagionato, caffè bollito in un bollitore ammaccato il cui manico è avvolto in filo di lana. Ogni oggetto è pratico, consumato e rivolto verso l'interno.
Il rifiuto della compagnia è un viaggio a sé. L'Eremita non chiama le navi sottostanti, né torna al calore della cambusa o ai canti della mensa. Diventa invece tutt'uno con le sentinelle silenziose, quelle che hanno vegliato ore solitarie mentre il mondo girava invisibile sotto lo scafo. Il freddo della montagna è una disciplina familiare, e la vista, un muro di cielo d'inverno, è inflessibile come gli scafi di ferro delle fregate in attesa di ordini.
Oggi può stirare il cappotto con pazienza, mettere in ordine gli attrezzi dell'ingresso, o far bollire una caffettiera di caffè forte da bere in silenzio, senza nessuno a guardare. Può scegliere di scrivere una lettera e sigillarla, poi riporla in un cassetto senza spedirla, o semplicemente guardare la pioggia che si raccoglie in gocce sulla finestra e scivola giù, fuori dalla vista.
Il colore portafortuna di oggi è blu marino.
Lucky Color: Navy — #000080Sopporti la quiete; lasci che faccia da zavorra. Il viaggio continua, anche quando la lampada è spenta.