Nel mondo dell'Imperatrice i giardini si stendono in lontananza, promettendo calore e un raccolto custodito dalla cura delle mani. Ma quando la carta si capovolge, l'ordine dentro quelle siepi scivola via. L'edera si infittisce senza freno, arrampicandosi su staccionate un tempo fiere e avvolgendosi intorno ai manici dei rastrelli lasciati fuori durante la notte. Il profumo delle foglie di alloro schiacciate indugia nell'aria, mezzo dimenticato sotto il peso dei vecchi rami. Non è il rigoglio di mezza estate, ma la quiete di un uliveto lasciato a se stesso, dove le olive cadono e si ammaccano sulla pietra consumata.
Lungo i pendii di province dimenticate il vecchio frutteto è carico di frutti mai raccolti. Gli uliveti hanno perso i loro custodi, e il frantoio è asciutto. In cucina il barattolo di olive in salamoia sta dimenticato in fondo alla dispensa, con il coperchio chiuso ma la polvere che si posa sul vetro. Il pane giace a metà sul tavolo, accanto a un cucchiaio annerito e a un tovagliolo piegato macchiato dal pasto di ieri. La casa si è stancata, e i suoi angoli sono pieni di cesti di erbe appassite e dei resti del raccolto dell'autunno scorso, lasciati a seccare su stuoie intrecciate accanto al focolare.
Le storie indugiano dove la terra viene lasciata stare. Un tempo la contadina cantava mentre spremeva l'olio dalle olive, con le mani unte mentre lavorava la vecchia macina di pietra. Ora le pietre stesse sono fredde, e il canto è soltanto un ricordo nel crepuscolo che si addensa. Il pendio, un tempo disegnato da file ordinate, è percorso da timo selvatico e dalle ombre delle pecore addormentate. Al confine della proprietà un tempo i soldati di una campagna dimenticata passarono sotto i rami degli ulivi, con gli scarponi infangati dalla pioggia che era penetrata fino alle radici, rendendo la terra pesante e lenta. Nel villaggio i mercati aprono ancora, ma i commerci sono quieti. Il bottegaio avvolge il formaggio nelle foglie di vite, con le venature che disegnano mappe di fiumi resi bassi da anni di siccità.
Il tempo preme dall'alto, un cielo carico dell'odore di una pioggia che non arriva mai davvero. In giorni come questi il sentiero di pietra luccica dell'olio vecchio versato da un'anfora incrinata: appiccicoso, pungente, attira le vespe e lo sguardo curioso dei gatti da sotto il portico. L'aria è densa della promessa di qualcosa che avrebbe potuto essere, e il fresco sotto gli ulivi si fa pesante di attesa.
In un mondo così il rinnovamento non è luminoso né immediato. È pazienza: sciogliere con delicatezza il tralcio dal palo della staccionata, rivoltare con cura la terra intorno a una radice trascurata, pulire lentamente un barattolo per fare spazio a qualcosa di nuovo. Si potrebbe prendere uno strofinaccio e togliere la polvere dal barattolo delle olive, posandolo al centro della tavola dove la luce possa trovarlo. Una passeggiata in giardino, tirando via l'edera dal manico di una vanga dimenticata, restituisce un pezzo dell'ordine di un tempo. La sera, lasci in infusione qualche foglia di alloro nell'acqua calda, lasciando che il suo aroma salga e si posi sulla stanza, a ricordare stagioni più antiche. Oppure prema semplicemente un rametto di timo selvatico tra le pagine di un libro, segnando la giornata con la promessa di una cura che ritorna.
Il colore portafortuna di oggi è verde oliva scuro.
Lucky Color: DarkOliveGreen — #556B2FLasci che il giardino dimenticato plasmi la Sua pazienza.
Perfino i rami più pesanti possono dare di nuovo frutto.